Quello che abbiamo

L’anziano monaco interrogò l’aspirante novizio: «Se tu avessi tre monete d’oro, le daresti ai poveri?». «Di tutto cuore, padre!». «E se tu avessi tre monete d’argento?». «Molto volentieri le darei». «E se avessi tre piccole monete di rame?». «No, non le darei!». Stupito, il monaco gli chiese: «Perché mai?». Il novizio rispose: «Perché io ho tre monete di rame!». (dai detti dei Padri del deserto)
Siamo disposti a dare sempre quello che non abbiamo. Perchè quello che abbiamo è troppo difficile darlo. Così riduciamo la nostra vita, e a volte anche il nostro cristianesimo, a grandi proclami e propositi, che sono tanto grandi quando rassicuranti, perchè irrealizzabili. Il problema di accettare una grande esigenza sta nel mettere sul banco quello che abbiamo in tasca, quello che siamo, quello che realmente abbiamo. Dio non ci chiede mai cose che non abbiamo, ci chiede cose che sono alla nostra portata perchè “esistono”, non sono “ipotetiche”. Ma con la scusa che “tre monete di rame” non valgono poi così tanto, preferiamo rimandare ai tempi in cui qualche “gratta e vinci esistenziale” rimpingui le nostre tasche e ci permetta di fare bella figura.
Bella figura…Bella proprio…
don Luigi Maria Epicoco
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Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca).
L’incantesimo sembrò rompersi vent’anni fa. Era il 7 novembre del 1991. In una scioccante conferenza stampa, Earvin «Magic» Johnson, il mago dei parquet, rivelò di essere malato di Aids e dichiarò di voler ritirarsi dal basket. Fu un colpo durissimo per lo sport mondiale.
