Autore: Mauro

Il deserto: luogo di solitudine e di riparo

Papa Benedetto XVI, alla recita dell’Angelus, ci ha ricordato che la Quaresima è un momento propizio per rafforzare il nostro rapporto con Dio . Nella prima domenica di Quaresima, il Vangelo di Marco ci ha raccontato che Gesù, dopo aver ricevuto il battesimo nel fiume Giordano da Giovanni il Battista, subisce la tentazione nel deserto dove «rimase quaranta giorni, tentato da Satana». Importante quindi comprendere i «diversi significati» di deserto. Il Papa ha ricordato che «può indicare lo stato di abbandono e di solitudine, il “luogo” della debolezza dell’uomo dove non vi sono appoggi e sicurezze, dove la tentazione si fa più forte». Ma al contempo «può indicare anche un luogo di rifugio e di riparo», come nel caso del popolo di Israele scampato alla schiavitù egiziana:lì «si può sperimentare in modo particolare la presenza di Dio». Proprio come il Signore che – ha spiegato Benedetto XVI, citando San Leone Magno – «ha voluto subire l’attacco del tentatore per difenderci con il suo aiuto e per istruirci col suo esempio».

Benedetto XVI

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Gesù Cristo, il Vivente

Ci si chiede a volte come sia possibile che persone che vengono da un’educazione cristiana si allontanino spesso dalla fede. Nella maggior parte dei casi non è difficile trovare la ragione: sono persone, forse giovani, che non hanno conosciuto la buona Notizia, dell’amore misericordioso, infinito, insondabile, totalmente gratuito, di Dio,donato prima ancora di essere stato meritato. Come fare allora? …prendiamoci a cuore noi, di far conoscere quel Dio che abbiamo conosciuto tramite Gesù Cristo. Non dimentichiamoci che siamo chiamati ad annunciare e testimoniare a tutti il suo meraviglioso messaggio d’amore!

Un padre della chiesa antica scriveva nel IV secolo “voi vi chiedete come mai i giovani crescendo si allontanano dalla chiesa. Ma è naturale, è come la caccia alla volpe, dove i cani che non l’hanno vista, prima o poi si stancano, rinunciano, ritornano a casa; mentre quei pochi che hanno visto la volpe proseguiranno la loro caccia fino in fondo. Ecco il problema è far vedere la volpe ai giovani. Far loro conoscere Gesù Cristo”. SPERIMENTARLO. Far capire che è un VIVENTE , non è una norma , non è una regola, è IL VIVENTE!

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La gioia non si improvvisa

Penso alla Quaresima come un tempo di gioia…. perché la gioia non si improvvisa, ma la si costruisce, anche faticosamente, giorno dopo giorno….. La gioia che nasce da chi sta imparando la gratuità, la fiducia e l’essenzialità….
Buona Quaresima a tutti, di cuore.

don Manuel Beltrami

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Mercoledì delle ceneri

Ogni anno ritorna la quaresima, un tempo pieno di quaranta giorni da vivere da parte dei cristiani tutti insieme come tempo di conversione, di ritorno a Dio. Sempre i cristiani devono vivere lottando contro gli idoli seducenti, sempre è il tempo favorevole ad accogliere la grazia e la misericordia del Signore, tuttavia la Chiesa – che nella sua intelligenza conosce l’incapacità della nostra umanità a vivere con forte tensione il cammino quotidiano verso il Regno – chiede che ci sia un tempo preciso che si stacchi dal quotidiano, un tempo “altro”, un tempo forte in cui far convergere nello sforzo di conversione la maggior parte delle energie che ciascuno possiede. E la Chiesa chiede che questo sia vissuto simultaneamente da parte di tutti i cristiani, sia cioè uno sforzo compiuto tutti insieme, in comunione e solidarietà. Sono dunque quaranta giorni per il ritorno a Dio, per il ripudio degli idoli seducenti ma alienanti, per una maggior conoscenza della misericordia infinita del Signore.

La conversione, infatti, non è un evento avvenuto una volta per tutte, ma è un dinamismo che deve essere rinnovato nei diversi momenti dell’esistenza, nelle diverse età, soprattutto quando il passare del tempo può indurre nel cristiano un adattamento alla mondanità, una stanchezza, uno smarrimento del senso e del fine della propria vocazione che lo portano a vivere nella schizofrenia la propria fede. Sì, la quaresima è il tempo del ritrovamento della propria verità e autenticità, ancor prima che tempo di penitenza: non è un tempo in cui “fare” qualche particolare opera di carità o di mortificazione, ma è un tempo per ritrovare la verità del proprio essere. Gesù afferma che anche gli ipocriti digiunano, anche gli ipocriti fanno la carità (cf. Mt 6,1-6.16-18): proprio per questo occorre unificare la vita davanti a Dio e ordinare il fine e i mezzi della vita cristiana, senza confonderli.

Nel vivere il mercoledì delle ceneri i cristiani non fanno altro che riaffermare la loro fede di essere riconciliati con Dio in Cristo, la loro speranza di essere un giorno risuscitati con Cristo per la vita eterna, la loro vocazione alla carità che non avrà mai fine. Il giorno delle ceneri è annuncio della Pasqua di ciascuno di noi.

Enzo Bianchi

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Don Ulisse

Don Ulisse Bresciani

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