Autore: Mauro

Lacrime di riconoscenza

Quante volte abbiamo solennemente promesso che non avremmo mai tradito il Signore, eppure… quante volte è bastato un contrasto, una presa in giro o un’opinione diversa dalla nostra per vergognarci di lui e per dire che non lo conoscevamo? Eppure, Dio ha pazienza. Egli non guarda al nostro tradimento, ma alla voglia che abbiamo di essere suoi amici. Per tale motivo, con misericordia e benevolenza, egli ci accoglie così come siamo, pur con le nostre infedeltà. Sarebbe bello se anche noi, di tanto in tanto, potessimo versare lacrime di riconoscenza per lui.

Editrice Shalom

Leggi di più

Parola di Luce

“Le tue parole Signore sono spirito e vita, tu hai parole di vita eterna” (cfr Gv 6-63-68).

L’Amore vince sempre
Grazie Signore perché tu ci doni di vivere la vita in pienezza!
Sono tante, forse troppe, le croci che la vita ci ‘regala’ e a volte ho l’impressione di essere troppo sfibrata per poterne portare il peso. Poi guardo a te che ci hai amato così pazzamente da portare su di te ogni nostra sofferenza per trasfigurarla con la forza del tuo Amore e sperimento che tu fai nuove tutte le cose e rendi dolce e leggero ogni nostro giogo, anche quelli che sembrano importabili.
Grazie perché il tuo amore è più forte, tu hai vinto il mondo e in te siamo vincitori!
Grazie perchè hai reso la croce un passaggio che ci dischiude gli orizzonti dell’eternità, della pienezza della Vita.
Tu sei l’Amore e il tuo amore vince sempre!

Chiara Amirante

Leggi di più

Sulla Tua Parola

Commento al Vangelo di Gesù Cristo del 01 aprile 2012, Domenica delle Palme, del biblista don Fabio Rosini dai microfoni di Radio Vaticana:

Dal Vangelo secondo Marco Mc 15, 1-39 (Forma breve)

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Leggi di più

L’amore non si stanca mai di sorprendersi e di sorprendere

L’amore vero è fantasia, creatività, non si stanca mai di sorprendersi e di sorprendere. L’Amore una ne pensa e cento ne combina. Che bello poter stupire la persona amata con una sorpresa inaspettata! Se sei raggiunto da un regalo quando meno te lo aspetti il cuore sussulta di Gioia. Non stancarti mai di sorprendere le persone che ami e di sorprenderti per l’amore che ti viene donato.

Chiara Amirante

Leggi di più

Ognuno è campo

Hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi (Sap 12,19b).

Paziente è il mio Dio, intensità d’amore, che come sapiente contadino aspetta il tempo della mietitura per dare giusto spazio al grano e fuoco alla zizzania. Tempo di attesa che apre il cuore alla speranza e mette in fuga la paura che non ci sia più tempo per cambiare, che non ci sia più niente da fare. Troppo si volteggia nel pensiero nel tentativo di far distinzione tra chi sia grano e chi zizzania. Forse basterebbe che ognuno guardasse la propria storia per dire il vero al vero e imparare a pesare quanta zizzania avanza e quanto grano resta dentro. Ognuno in fondo è un campo e la propria vita terra seminata per portare copioso frutto. I conti si faranno alla fine su uguale stadera, ma nel frattempo è necessario essere pronti a pesare il tempo quotidiano e fare in modo che il pentimento pesi il bene da conservare e il male fatto da bruciare nel fuoco del perdono. Campo la vita, granaio la storia di ogni verità che libera dalla presunzione di credere che siano sempre gli altri il problema e noi la risorsa. Il mio Dio è gioia del perdono e sempre attende il ritorno a casa del figlio lontano. Pedagogia d’amore che va oltre il suo spazio e consegna a chi il mestiere ha imparato che c’è più gioia nel dare, che nell’emozione del ricevere.

Avvenire

Leggi di più

Don Ulisse

Don Ulisse Bresciani

Alcune proposte

Archivio