Autore: Mauro

Vivere con riconoscenza

Vivere con riconoscenza richiede esercizio. E’ necessario uno sforzo non indifferente per riabilitare tutto il mio passato e vederlo come il modo concreto con cui Dio mi ha condotto sin qui, a questo momento.

Henri Nouwen

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Sulla Tua Parola

Commento al Vangelo di Gesù Cristo del 29 aprile 2012, IV Domenica di Pasqua, del biblista don Fabio Rosini dai microfoni di Radio Vaticana:

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

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Preghiera per i giovani

Se avremo il coraggio dell’autencità quando falsità e compromesso sono più comodi la Verità ci renderà liberi.
Se costruiremo la giovinezza nel rispetto della vita e nell’attenzione dell’uomo in un mondo malato di egoismo daremo testimonianza di amore.
Se in una società deturpata dall’odio e dalla violenza sapremo accogliere e amare tutti saremo costruttori e artigiani della pace.
I giovani e la pace camminano insieme.
Se sapremo rimboccarci le maniche davanti al male, al dolore, alla disperazione saremo come Maria presenza amica e discreta che si dona gratuitamente.
Se avremo il coraggio di dire in famiglia, nella scuola, tra gli amici che Cristo è la certezza saremo sale della terra.

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La giustizia e gli affari

La moglie di ràbbi Zussya angosciava il marito perchè desiderava avere un vestito nuovo. «Mi vergogno di andare in pubblico indossando stracci», disse. La parola “stracci” non era casuale in bocca sua, perchè non intendeva con questo termine un abito passato di moda, bensì un vestito rattoppato più volte e scolorito dall’usura. Rabbi Zùssya decide di farsi prestare dei soldi per poter comprare il tessuto necessario per il vestito di sua moglie. Per un po’ ci fu pace e tranquillità.
Un giorno, però, ràbbi Zùssya notò che sua moglie era avvilita e le chiese la causa della sua tristezza. «Sono andata dal sarto a ritirare il mio vestito – rispose la moglie — e, quando lo provai, egli singhiozzò e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Gli chiesi perchè fosse così depresso e mi rispose che sua figlia si doveva sposare due settimane dopo. Egli è molto povero e i suoi guadagni sono appena sufficienti per sfamare la famiglia. Non può permettersi un abito da sposa per sua figlia e perciò lei è affranta dal dolore. Un giorno la ragazza è entrata nel negozio e ha visto suo padre dare gli ultimi ritocchi al mio vestito; I’ha provato e le stava a pennello; quindi è giunta alla conclusione che quello fosse il regalo di suo padre, il suo abito da sposa. L’entusiasmo durò poco: solo fino a quando il babbo le disse che era stato confezionato per una cliente e non per lei. La ragazza era così depressa che pensava addirittura di rompere il fidanzarnento. Non potevo vedere il dolore del sarto – continuò la moglie di rabbi Zùssya – e decisi di regalare il vesti¬to a sua figlia; per quel che riguarda la gente… tutti sono abituati ormai a vedermi abbigliata con stracci».
Ràbbi Zùssya scoppiava dalla felicità nell’ apprendere il generoso atto della moglie: «Grazie a Dio, sei stata capace di soffocare i tuoi desideri personali, mia cara moglie; hai compiuto uno dei piu grandi precetti possibili. Ma dimmi hai pagato il sarto?». «Pagarlo? – esclamò la moglie – Avrei dovuto pagarlo? Non è abbastanza avergli dato il vestito che desideravo tanto? Dovevo persino pagarlo?».
Ràbbi Zùssya rispose: «Sono sicuro che il sarto contava su quella paga per mantenere la sua famiglia. Avete pattuito una cifra e lui ha eseguito ammirevolmente il suo lavoro, così come avevi richiesto. Gli devi il pagamento per il lavoro. Il fatto che tu abbia compiuto un atto di generosità non ti esonera dal debito che hai nei suoi confronti. Gli affari sono affari e la giustizia è giustizia». Ràbbi Zùssya prese a prestito altro denaro con cui poter pagare il sarto.

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Angeli con un'ala sola

Qualcuno ha detto che gli uomini sono angeli con una ala sola! Credo che avesse proprio ragione! Abbiamo bisogno che l’Amore ci unisca profondamente a qualcuno per poter finalmente volare, librarci nell’immensità del Cielo.

Chiara Amirante

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Don Ulisse

Don Ulisse Bresciani

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