Autore: Mauro

Senza di me non potete far nulla (Gv. 15,8)

“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,1-8).

Oggi viviamo nella società dell’egocentrismo, del narcisismo, dove l’io ha preso il più delle volte il posto di Dio. “Io al centro del mondo”, tutto ruota intorno a me”, “tutto mi è dovuto”, “non ho bisogno di niente e di nessuno”…. Sono atteggiamenti che subdolamente si insinuano negli animi e ne condizionano le scelte e le relazioni. L’uomo contemporaneo è sempre più accecato dalla propria superbia e si illude di potere fare a meno di tutti, persino di Dio.

Prima o poi però, una malattia, una morte improvvisa, una disgrazia inimmaginabile lo porta a dovere fare i conti con la propria fragilità e il mondo sembra crollare!
Si scopre di avere speso tante energie per costruire il proprio castello sulla sabbia del proprio ego e alla prima tempesta tutto crolla.

Illumina Signore i nostri cuori perché possiamo comprendere questa grande verità, noi senza di te continuiamo a seminare senza raccogliere, a costruire per ritrovarci tra le macerie, a cercare senza trovare, ad affannarci senza mai arrivare. Sì, senza di te non possiamo niente, tu in noi puoi tutto!

Chiara Amirante

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Dove sei?

Rabbi Shneur Zalman, il Rav della Russia, era stato calunniato presso le autorità da uno dei capi avversari, che condannavano la sua dottrina e la sua condotta, ed era stato incarcerato a Pietroburgo. Un giorno, mentre attendeva di comparire davanti al tribunale, il comandante delle guardie entrò nella sua cella. Di fronte al volto fiero e immobile del Rav che, assorto, non lo aveva notato subito, quest’uomo si fece pensieroso e intuì la qualità umana del prigioniero. Si mise a conversare con lui e non esitò ad affrontare le questioni più varie che si era sempre posto leggendo la Scrittura. Alla fine chiese: “Come bisogna interpretare che Dio Onnisciente dica ad Adamo: ‘Dove sei?”. “Credete voi – rispose il Rav – che la Scrittura è eterna e che abbraccia tutti i tempi, tutte le generazioni e tutti gli individui?”. “SI, lo credo”, disse. “Ebbene – riprese lo zaddik (il giusto) – in ogni tempo Dio interpella ogni uomo: ‘Dove sei nel tuo mondo? Dei giorni e degli anni a te assegnati ne sono già trascorsi molti: nel frattempo tu fin dove sei arrivato nel tuo mondo?’. Dio dice per esempio: ‘Ecco, sono gia quarantasei anni che sei in vita. Dove ti trovi?'”.
All’udire il numero esatto dei suoi anni, il comandante si controllò a stento, poso la mano sulla spalla del Rav ed esclamo: “Bravo!”; ma il cuore gli tremava.

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Sulla Tua Parola

Commento al Vangelo di Gesù Cristo del 06 maggio 2012, V Domenica di Pasqua, del biblista don Fabio Rosini dai microfoni di Radio Vaticana:

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

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Chi ama Dio ama i fratelli

Il Signore Gesù afferma di voler dare ai suoi discepoli un comandamento nuovo, quello di amarsi a vicenda: Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate a vicenda (Gv 13, 34). Ma questo comandamento non era già contenuto nell’antica legge di Dio, che dice: Amerai il prossimo tuo come te stesso (Lv 19, 18)? Perché allora il Signore chiama nuovo un comandamento che risulta così antico? O lo chiama nuovo perché, spogliandoci dell’uomo vecchio, esso ci riveste del nuovo? Non un amore qualsiasi, infatti, rinnova l’uomo, ma l’amore che il Signore distingue da quello puramente umano aggiungendo: come io ho amato voi (Gv 13, 34); e questo comandamento nuovo rinnova solo chi lo accoglie e ad esso obbedisce.

Sant’Agostino
Commento al Vangelo di San giovanni

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Don Ulisse

Don Ulisse Bresciani

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