Autore: Mauro

Sulla Tua Parola

Breve commento al Vangelo di Gesù Cristo del 24 giugno 2012, NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA, del biblista don Fabio Rosini (l’ideatore del corso dei Dieci Comandamenti) dai microfoni di Radio Vaticana:

Dal Vangelo di Gesù Cristo (Lc 1,57-66.80)
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.
I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.
Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.
In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

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Arlecchino: povertà e bellezza

‎”Arlecchino era un bambino povero. Un giorno tornò a casa triste e la mamma gli chiese perchè. L’indomani era carnevale: tutti avrebbero avuto un vestito nuovo e lui non avrebbe avuto nulla da mettersi. La madre lo abbracciò e lo rassicurò. Arlecchino andò a letto rincuorato. La madre, che era una sarta, prese la sua cesta di pezze colorate, rimasugli di altri vestiti, e passò la notte a cucirle una con l’altra. L’indomani Arlecchino aveva il vestito più bello e originale. Tutti gli altri bambini erano meravigliati e gli chiedevano dove l’avesse comprato, ma lui taceva per custodire il segreto della madre, che aveva passato la notte a cucire quelle pezze colorate: bianco, rosso, blu, giallo, verde, arancione, viola… E capì che non era povero, perchè sua mamma gli voleva bene più di qualunque altra e quel vestito era la dimostrazione”

Mi sembra di vedere la mia pelle coperta di mille pezze colorate. In fondo, tutta la vita non fa altro che ritagliarti un vestito multicolore, a costo di tante notti insonni, notti di rimasugli di altre vite cuciti insieme.
Proprio quando ci sentiamo più poveri la vita, come una madre, sta cucendo per noi il vestito più bello.

Alessandro D’Avenia

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Quando preghi, entra nella tua camera

L’anima chiede allo Sposo: “Dove ti sei nascosto?”… Rispondiamo alla sua domanda mostrandole il luogo preciso dove si nasconde, il luogo dove ella lo troverà certamente, e con quanta perfezione e dolcezza possibili in questa vita. Da quel momento, ella non vagherà più invano dietro ad estranei (cfr Ct 3,2).

Riteniamolo bene, il Verbo, il Figlio di Dio, risiede per essenza e per presenza, in compagnia del Padre e dello Spirito Santo, nell’essenza stessa dell’anima, e vi è nascosto. L’anima che aspira a trovarlo deve dunque uscire … dal creato; deve entrare in se stessa e restarvi in un raccoglimento così profondo che tutte le creature per lei scompaiano. “Signore – diceva Sant’Agostino rivolto a Dio nei soliloqui – non ti trovavo fuori di me, perché male ti cercavo: ti cercavo fuori, e tu eri dentro”. Dio è dunque nascosto nell’anima nostra, ed è là che il vero contemplativo deve cercarlo, dicendo: “Dove ti sei nascosto?”

Ebbene, anima, la più bella fra le creature di Dio, tu che desideri così ardentemente sapere dove si trova il tuo Amato per cercarlo ed unirti a lui, ecco che ti viene detto: tu stessa sei la dimora dove egli abita, il ritiro dove si nasconde. Che gioia, che consolazione per te! Il tuo tesoro, l’oggetto della tua speranza, è così vicino a te che è addirittura in te, o, per meglio dire, tu non potresti esistere senza di lui. Ascolta lo Sposo stesso che ti dice: “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21). E l’apostolo Paolo, suo servo, ci dice da parte sua: “Voi siete il tempio di Dio” (2Cor 6,16).

San Giovanni della Croce, carmelitano, dottore della Chiesa 

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E se andassi a confessarmi?

Perchè confessarsi? Tutti, prima o poi, desiderano fare il punto sul modo in cui si sta svolgendo la loro vita. Tutti possono avere difficoltà in campo affettivo, professionale, amicale. Alcune scelte sono giuste, altre meno, ci...

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Sulla Tua Parola

Breve commento al Vangelo di Gesù Cristo del 17 giugno 2012, XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B), del biblista don Fabio Rosini (l’ideatore del corso dei Dieci Comandamenti) dai microfoni di Radio Vaticana:

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4, 26-34)
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

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Don Ulisse

Don Ulisse Bresciani

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