La libertà di essere poveri
Povertà, castità e obbedienza: i tre classici impegni di vita evangelica, che diventano voti per i religiosi, ad un’analisi superficiale sembrano essere appannaggio di pochi, un privilegio o un’autocondanna, una soluzione di comodo oppure un onere di facciata. Per qualcuno, povertà fa rima con disgrazia, castità con castrazione, obbedienza con debolezza.
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È di somma opportunità che teniamo di mira lo stesso Gesù come insuperabile modello di amore verso la Chiesa. Anzitutto, cerchiamo d’imitare l’estensione di tale amore.
Tutti sappiamo che vi sono sistemi semplici e di straordinaria efficacia per trasmettere principi di saggezza. Spesso il mezzo non è neanche la parola ma piuttosto un’immagine di percezione immediata, desunta dalla verità e dalla concretezza della vita di ogni giorno.
Il Padreterno è al telefono da un pezzo, molto attento a quanto dice il suo interlocutore dall’altro lato del filo. Annuisce, sorride, gesticola come se disegnasse nell’aria qualcosa.
