sacrificarsi

UN CAMMINO DI SENSO

La logica del riflettere la vita come sacrificio è direttamente collegabile per noi uomini alla testimonianza di vita che ci ha lasciato Gesù.
Gesù, pur essendo Dio, un Dio onnipotente (che tutto può), decide attivamente di sacrificarsi per noi sulla croce: attivamente decide di subire la morte in croce.
Il sacrificio di Gesù per noi è quindi, anche, manifestazione, rivelazione profonda di quello che è il
cammino cristiano: il sacrificio, o meglio il «sacrificarsi per».
La vita è quindi un cammino in cui ognuno di noi è chiamato al sacrificio: certo l’esempio del sacrificio di Gesù è quello massimo, non solo perché ha donato la sua vita per noi, ma anche perché l’ha donata per tutti.
Inserendoci nel solco della spiritualità dell’imitazione di Cristo proviamo ora a vedere in modo semplice cosa vuol dire sacrificarsi.
Sicuramente non siamo chiamati a donare la nostra vita in modo cruento (almeno non tutti anche se ancor oggi in molti paesi essere cristiani può richiedere il sacrificio stesso della vita), come avvenuto per Cristo, ma siamo chiamati a piccoli o grandi sacrifici quotidiani che danno senso (direzione al nostro cammino terreno).
Ecco che il dedicare del tempo a chi è nel bisogno, il donare volontariamente del tempo in modo gratuito per qualche attività a sostegno del bene ha a che fare con la vita come sacrificio in termini cristiani.
Sottraendo del tempo al nostro individualismo e al nostro benessere stiamo donando la “moneta” più preziosa di scambio che abbiamo: il tempo. Ci stiamo sacrificando ovvero stiamo dando spazio e tempo a qualcun altro che non sono io. Sacrificarsi vuol dire contrarre il proprio io per l’altro.
Ed è proprio qui che un cristiano può far esperienza quanto lo scambio del proprio tempo con la gioia donata e ricevuta nel sacrificarsi sia in realtà un’anticipazione della gioia piena in cui l’eternità non è altro che il compimento stesso del tempo quale gioia piena.

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