I FRUTTI DELL’ASCOLTO
un tempo di silenzio
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Mc 13,31).
Il vero punto cruciale è questo. In quel giorno, ognuno di noi dovrà comprendere se la Parola del Figlio di Dio ha illuminato la propria esistenza personale, oppure se gli ha voltato le spalle preferendo confidare nelle proprie parole. Sarà più che mai il momento in cui abbandonarci definitivamente all’amore del Padre e affidarci alla sua misericordia. (Papa Francesco)
La domanda che ora può sorgere è “quale parola sto ascoltando” in questo cammino terreno?
Come capire se è la nostra voce, che ci permette di fare quel che “desideriamo”, o se è la voce di Dio?
La Lettera ai Galati al capitolo 5 al versetto 22 può aiutarci: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé“.
Qui ci viene detto che frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.
Questi sono i frutti dati dall’ascolto (profondo e non superficiale) della Parola di Dio e dall’accoglienza stessa di Dio in Spirito. Un ascolto capace di plasmare la nostra esistenza.
Allora una via per capire quale parola stiamo ascoltando (e dietro chi stiamo andando) è la presenza nella nostra vita di questi frutti.
Quando parliamo di frutto dobbiamo ricordarci che ci stiamo riferendo ad un risultato e non ad un punto di partenza: ci vuole quindi un ascolto perseverante per poter vedere nella nostra vita in modo stabile, e non occasionale, l’esistenza di questi frutti.
Due azioni fondamentali possiamo evidenziare in questo dinamismo: un Dio che ci parla e un uomo che ascolta.
Dobbiamo quindi anche noi fare la nostra parte, ascoltando intensamente quella Parola che ci viene rivolta personalmente nella nostra vita.
E allora quale tempo migliore dell’Avvento, tempo di attesa e silenzio, un tempo in cui sostare protesi nell’ascolto di quella Parola di Dio a noi rivolta con linguaggio umano attraverso Gesù.
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