Il “vincente” deve guardarsi con cura dalla tenerezza perché mette in contatto con la vulnerabilità. Ma è grazie al contatto, però, che si combatte l’indifferenza. La tenerezza è un contropotere, un modo rivoluzionario per abitare il nostro mondo.
La tenerezza tocca la creazione di una “grammatica dell’umano”, per vivere relazioni più degne di questo nome con una portata sociale, politica e quotidiana.
La tenerezza è il tempo della cura e la cura del tempo, un resistere alla voracità del consumare e di ciò che ci consuma.
Un momento in cui ci liberiamo dall’ossessione della prestazione, del fare, da ansie e imperativi, dall’auto-sfruttamento, perché è giusto fare, ma bisogna anche salvarsi da ciò che si fa, non possiamo farci totalizzare dalle nostre cose. La tenerezza è inoperosità, un momento intransitivo in cui il tempo viene liberato.
Non abbiate paura della tenerezza (Papa Francesco).
tratto dall’Avvenire “Guanzini, Manicardi e la rivoluzione della tenerezza”

