Nella visione antropologica teologica cristiana (la visione dell’uomo attraverso le “lenti” della fede in Cristo) l’uomo è definito eminente (ovvero in una posizione di “rilievo” rispetto al resto del creato, di cui fa parte) e specifico (ovvero una caratteristica che appartiene solo all’uomo, per dono).
Ma in cosa consiste questo essere eminente e specifico dell’uomo rispetto al resto del creato, a cui è profondamente legato?
Dio ha creato con la parola: “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona” (Genesi 1,3-4a).
Dio dice e crea; di tutto il creato l’uomo è l’unica creatura che può dire. Dio ha creato l’uomo con la parola e gli ha donato la parola, ed ecco che l’uomo chiama e da un nome al resto del creato, tirandolo fuori dall’anonimato.
E fra tutte le creature solo l’uomo ha questa specificità.
Ecco quindi che l’eminente specifico ha a che fare con la possibilità di parlare, e più propriamente con la capacità di creare una relazione con Dio attraverso la parola. Dio ci parla (interpella) e noi possiamo parlare (rispondere) a Dio.
Quando parliamo allora dovremmo ricordarci del dono unico in tutto il creato che abbiamo, e cercare di parlare sfruttando il dono per lo scopo  che ci è stato dato ovvero di costruire relazioni, relazioni con Dio e i fratelli, relazioni d’amore, relazioni nell’orizzonte della verità del dono ricevuto.

Mauro