La fecondità caratterizza ogni autentica esperienza d’amore perché l’amore vero è sempre generatore di vita.
Fecondo è chiamato ad essere l’amore di un prete che quotidianamente dona la propria vita per il gregge che gli è stato affidato; questa fecondità genera speranza per la vita e apre ai valori spirituali.
Fecondo è l’amore di due sposi che, amandosi, si donano reciprocamente la vita nelle piccole e grandi cose di ogni giorno; questo amore genera fiducia in se stessi e nell’altro e dà a ciascuno la forza di vivere.
Fecondo è l’amore di una religiosa che sta accanto ai bisognosi di un paese povero o ai bambini di una scuola materna; questo amore apre al povero una nuova speranza di vita e rigenera culturalmente e spiritualmente il bambino della scuola materna.
Fecondo è l’amore di una coppia quando si apre alla comunità cristiana e a quella civile nelle diverse forme del servizio; questo amore rende credibili, per la società, parole come gratuità, disinteresse, dono, altruismo, che non possono rimanere chiuse nella relazione a due.
La feconda quindi non è riducibile alla procreazione, che 
certamente ne rappresenta la più alta espressione, ma non la sola. Possiamo definire la fecondità nel matrimonio come la capacità di fare di ogni gesto d’amore un dono di sé al proprio coniuge, ai figli, alla chiesa e alla società.
La fecondità è anzitutto il frutto del dono reciproco tra marito e moglie. Possiamo dire che il primo figlio di ogni coppia è la coppia stessa, nel senso che gli sposi sono chiamati ad essere fecondi nei confronti del loro stesso patto matrimoniale.

tratto da “Matrimonio, sessualità e fecondità
di Giampaolo Dianin