Nel contesto della società il cristiano è chiamato innanzitutto alla testimonianza. Il compito del credente, alla sequela di Cristo, è rendere presente i caratteri del Divino nell’apertura accogliente verso l’altro; non quindi convertire pretenziosamente, ma neppure difendere un’identità componente, portata fino al rifiuto della diversità; piuttosto operare per l’attuazione delle comuni dimensioni umane, che sono anche le più profonde verità cristiane.

Su queste basi appare improponibile tacere delle specificità cristiane, rinunciare a esprimere la verità antropologica incarnata dal cristianesimo, nel timore di suscitare diffidenza. Il cristianesimo, se autenticamente capace di testimoniare amore, dono, rispetto della libertà in se è negli altri, deve essere in grado, con un operare concreto, animato da una tensione agapica, di dissolvere la diffidenza emergente dalla diversità e dall’affermazione della propria verità.

tratto da “Le potenzialità del cristianesimo  per il dialogo interreligioso nella scuola laica
(il contributo di Xavier Zubiri)” di Eugenio Cimarosti