
La festa di un santo, di ogni santo, ci riapre il cielo e ci riporta a quella trasparenza che è di Dio e che egli dona a chi gliela chiede, a chi non rifiuta di condividere il pane con l’affamato, a chi non è tanto affezionato a prendere il suo pezzo di pane benedetto che non salva, ma impara a nutrirsi dell’unico pane che salva che è il corpo di Cristo.
A chi ogni domenica torna qui alla fonte della vita ad ascoltare la sua Parola e a imparare a parlare con quella parola e non con discorsi vani e inconcludenti.
La missione dei discepoli non è ancora finita, perché dura finché duriamo noi.
Gesù invita a pregare perché il Padrone mandi operai nella sua messe. La messe è molta, anche se gli operai son pochi. Questo sguardo che abbraccia una grande messe, e quindi anche una grande festa, riempia anche il nostro cuore e ci renda capaci di ascoltare il Vangelo del Regno di Dio e di annunciarlo ai nostri fratelli e sorelle con la vita e con le opere, più che con le parole.
E così sia.

