Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Sal 22,1). Questo grido che raccoglie le ultime forze del Cristo ormai esausto sulla Croce attraversa il cosmo e penetra nei cieli, ma sembra lasciare insensibile il cuore di Dio.Eppure sta scritto: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (Eb 5,7). Come venne esaudito? Proprio lasciandolo andare fino in fondo nella consumazione del suo sacrificio di obbedienza spontaneamente accettato per amore.
Abbandonato dal Padre, il Figlio a Lui si abbandona: ecco l’esaudimento. Gesù arriva ad abbandonarsi a Chi lo ha abbandonato. Così supera la prova della solitudine.
Non poteva esserci agonia umanamente più desolata e superamento della disperazione più risoluto, nel totale svuotamento di sé.
Per questo ogni uomo – credente o ateo – che soffre e che muore facendo l’esperienza del silenzio e dell’abbandono da parte di Dio, non è più solo. Non è più solo, perché il Cristo fino alla fine dei secoli continua in ognuno a gridare: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?, affondando la solitudine e l’abbandono in quell’abisso d’amore dove sono sempre aperte le braccia accoglienti del Padre.

M. Anna Maria Cànopi osb